domenica 25 ottobre 2015

La mappa della memoria



La lista hornbiana delle cose che mi sarebbero mancate in spagna dell'Italia è storia passata, dimenticata praticamente dopo 3 giorni di cammino.
Facile dimenticare quello che lasciavo qui perché sotto sotto sapevo che sarei tornato, prima o poi, alla mia casa, alle mie abitudini, al mio bagno.
Se invece penso adesso a quello che mi manca del cammino ho paura di dimenticarlo per il semplice fatto che piano piano la cose si dimenticano, si lasciano indietro, a volte le si mettono dentro gli sgabuzzini della memoria, dentro le scatole con la "roba estiva" pensando di tirarle fuori al prossimo cambio di stagione, solo per renderci conto che quella stagione è ormai passata per sempre. E quelle scatole restano chiuse. E col tempo non ricordiamo più lo scaffale in cui le abbiamo riposte.
Quindi ripensandoci questa non sarà una lista delle cose che mi mancano del cammino, sarà una mappa nella memoria per il mio me del futuro, per guidarlo a ricordare che c'è stato un tempo in cui ha camminato, e qualunque difficoltà gli si ponga davanti lui sarà sempre quello che è arrivato alla fine.
1: Come prima cosa, ed è sciocco almeno quanto è banale dirlo, mi manca camminare.
Sul serio mi manca mettermi in moto al mattino per fermarmi veramente solo la sera.
Non è che adesso me ne stia tutto il giorno sul divano, ho ripreso ad allenarmi e corro quasi tutti i giorni, ma camminare non era solo una questione fisica, era l'idea che qualunque cosa tu dovessi fare avessi il tempo per farla camminando seguendo un tempo totalmente personale senza bisogno di andare più veloce di quanto potresti fare per finire in tempo tutte le commissioni della giornata.
Lo scooter è una necessità e, benché mi sposti a piedi tutte le volte che mi è possibile, sono sempre costretto a misurare il tempo che ho a disposizione per poterlo fare.
2: Parlare in inglese. Nel senso, potrei farmi un corso, ma non è quello che si fa là, la lingua sul cammino è comunicazione, non grammatica. Anche per lo spagnolo ho nostalgia, ma la verità è che ho parlato in spagnolo principalmente con i negozianti e le persone che lavoravano negli albergue e ogni tanto facevo loro da traduttore inglese-spagnolo…
3: mi mancano le Albe su panorami ogni giorni diversi. Al mattino cominci a camminare alle 7, più o meno, ed è buio, fai colazione in un bar, e riparti, ma dopo un'ora, un'ora e mezzo vedi i primi raggi di sole sbucare dalle tue spalle, e in quel momento mi piaceva fermarmi in mezzo alla strada e guardare il sole sorgere, era come se mi spingesse ad andare avanti per la giornata che mi aspettava e lo faceva tutti i giorni, tutti i giorni un incoraggiamento diverso, con colori nuovi su orizzonti nuovi.
4: La soddisfazione di essere in grado di affrontare ogni giorno una sfida nuova. Credo che nella vita vera si faccia di tutto per riuscire a contenere nelle nostre mani una routine controllabile, orari di ufficio, di palestra, bollette, spese, cene dai parenti. Misuriamo tutto per tenerlo sotto controllo perché sappiamo, bene o male, tutto quello che ci aspetta. Ma non sapere come sarà il tuo domani e affrontarlo con curiosità come hai fatto i giorni precedenti sapendo che sei arrivato fin lì e puoi andare avanti la considero la prova del fatto che sono più in gamba e meno imbranato di quanto pensassi.
5: Buen Camino… mi manca dirlo, mi manca sentirmelo dire, mi manca salutare le persone per strada con un sorriso e riceverne uno indietro. Qui, nella novoli universitaria fiorentina il saluto con sorriso non è un accessorio contemplato nel guardaroba di chi passa sotto casa mia, ma forse anche altrove. Eppure non era difficile, tranne che per i francesi, per loro era l'equivalente di leccarsi un gomito. Giovani, anziani, mucche, ho salutato tutti coloro che ho incrociato sul cammino ricevendo un saluto indietro, sì, anche dalle mucche che nello specifico hanno muggito una volta e mi hanno sputazzato con affetto un'altra.
Il mio primo buen camino l'ho ricevuto alla stazione di san sebastian il primo giorno in spagna, l'ultimo da una ragazza italiana davanti alla chiesta di Santiago l'ultimo giorno, forse dimenticherò molte delle centinaia di volte che l'ho augurato io ma non scorderò queste due né il modo in cui mi hanno fatto sentire.

martedì 13 ottobre 2015

Il Pellegrino è tornato



Sto riprendendo le misure col mondo vero.
mi guardo intorno e capisco di essere ancora un po’ fuori posto.
ho ricominciato col considerare questo il "mondo vero" e non quello del Cammino dopo un paio di giorni che ero tornato, non è stato semplice.
Mi è stato detto che all'inizio ero più stralunato (del solito), più distratto, o forse concentrato su altro.
Ed era così che mi sentivo.
È che il cammino ha un routine così forte, cadenzata, precisa che ti monopolizza; per esempio in questo momento io dovrei essere a letto da circa 3 ore, e invece sono tornato da vedere The Martian.
Le ore, i chilometri, sono queste le unità di misura che scandiscono la vita del pellegrino.
È una vita dura? Forse, ma posso dire che mi ero abituato già al terzo giorno ai ritmi, mentre per tornare alla normalità ci sto mettendo di più.
È una vita comoda? Non nel senso che te ne stai sul divano a vedere serie tv, ma sì, è una vita comoda.
Il tuo capo sono le frecce e le conchiglie gialle, segui loro, non fare domande. Se qualcuno volesse farmi uno scherzo crudele dovrebbe solo disegnare delle frecce gialle sotto casa mia, probabilmente le seguirei.
È comodo perché devi preoccuparti di poco, sei tu e basta, e quando sei da solo è facile. Quanti chilometri, quanto tempo tra una pausa e l'altra, non c'è altro, poi puoi pensare ad altro.
Puoi perderti per ore a ripensare a quella cavalletta che saltando è atterrata su una farfalla e hanno svolazzato in modo sbilenco per qualche metro (true story), puoi ripensare ai momenti felice e quelli brutti, quando ti annoi puoi vederti un film nella tua testa e scoprire se lo ricordi davvero bene (per la cronaca, in cammino mi sono rivisto mentalmente:Ghostbuster, Martix e Ritorno al futuro).
Qui invece mi devo scrivere gli impegni su un'agenda per non dimenticarli.
Ovvio, quella non è la vita vera, quello è il viaggio che compi per poi tornare alla vita vera come una persona diversa, magari migliore… speri non peggiore almeno…
La cosa che non voglio dimenticare, il vero grande insegnamento del cammino, è la gratitudine per le piccole cose, le piccole sorprese. Che sia un letto che mi  salva dal dormire in strada o passare una serata con gli amici che non vedevo da tanto. Ecco, credo sia questa la grande ricchezza che porta quest'esperienza dentro chi la compie.
Un sorriso, due parole con uno sconosciuto per far passare meglio il tempo, un "buen camino" quando ti senti stanco, salutare degli sconosciuti lungo la strada, non solo dei pellegrini, e essere salutato a tua volta.

Sembra poco, ma ero davvero contento per quei momenti.
Adesso sono a casa,Il pellegrino è "tornato", adesso è più magro, ha una barba più lunga e ogni tanto si perde ripensando ai chilometri, ai paesaggi, alle albe, ai letti, ai sassi, agli alberi, alle persone, ai sorrisi, ai momenti passati seduto in un angolo della strada mangiando chorizo, alle colazioni con caffè con leche, alle galle, ai bucati fatti strofinando con forza, alle docce in bagni discutibili, ai letti cigolanti, alla piazza di Santiago, al polpo, ai cani e ai gatti che si sono fatti accarezzare, all'uva rubata, alle mucche, alla pioggia, al vento, al sole, alla luna del mattino, alla credenzial e ai sellos e al bellissimo mare che all'improvviso ti compare davanti e cresce nel tuo orizzonte e sembra abbracciarti per rendere la fine del Cammino meno traumatica possibile, lì dove le strade finiscono e puoi solo tornare indietro per ricominciare poi ad andare avanti.




venerdì 2 ottobre 2015

Andata e ritorno

Quando vedi la fine, la Fine, quella con la F maiuscola e te ne stai lì a guardarla per un po', mangiando enpanada e bevendo coca, quando vedi il confine del tutto e di fianco a te brucia il tuo fedele bastone e l'inutile impermeabile Ikea (assolutamente NON impermeabile), quando sei arrivato così lontano tornare indietro è una gran rottura.
Un discorso è arrivare alla fine del viaggio per affrontare un Drago, distruggere l'indistruttibile Anello, ma alla fine del ritorno a casa non c'è niente di così epico ad aspettarti.
Sei arrivato lontanissimo, tra difficoltà e peripezie innumerevoli, oltre la città di Goblin (per la cronaca, neanche l'ombra di Jennifer Connelly) e ora devi affrontare la burocrazia del ritorno. Il bus per l'aeroporto, il check-in e tutta quella roba lì. Nessuna mucca, nessun buen camino, nessuna tapas.
Immagino ci sia una morale in tutto questo, ma non sono sicuro di vederla.
Ho passato gli ultimi due giorni a fare il turista e ora torno a casa.
Andata e ritorno.
Per quanto la prima sia difficile è pressoché impossibile essere preparati per il ritorno.
Prima di partire ho scritto una lista horbyana delle cose che mi sarei perso... Certo che avevo scritto delle scemenze. Le cose che mi sono mancate sono altre, più semplici e viscerali.
Lo so, questo post che potrebbe  essere la chiusura del blog non ha niente di epico, niente di conclusivo, niente che possa abbracciare il viaggio o il mare.
(Due ore dopo)
Forse ho capito cosa mi rattrista del ritorno. Tornare è difficile, forse più difficile che partire per un'avventura, difficile perché conosci le difficoltà e sai che alla fine non avrai nemmeno una piccola conchiglia come premio, perché serve un grande coraggio per affrontare il Drago una volta sola, ma servono infinite dosi di piccolo coraggio per affrontare tutti i lunedì che verranno.

Qui dicono che il cammino non finisce mai, cambia solo panorama, ma una volta che lo affronti dura per tutta la vita... Accettare che cammini per camminare e non per raggiungere la meta è , credo, il più grande momento di illuminazione che di si possa raggiungere quaggiù. Perché è facile essere abbagliati dall'arrivo a Santiago o dalla fine del mondo, ed è giusto gioirne, ma poi tocca rimettersi in cammino...

Mi sa tanto che non sto per niente tornando indietro, sto continuando ad andare avanti anche se non ci sono frecce gialle né conchiglie ad indicare la via

Popular Posts

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *