martedì 13 ottobre 2015

Il Pellegrino è tornato



Sto riprendendo le misure col mondo vero.
mi guardo intorno e capisco di essere ancora un po’ fuori posto.
ho ricominciato col considerare questo il "mondo vero" e non quello del Cammino dopo un paio di giorni che ero tornato, non è stato semplice.
Mi è stato detto che all'inizio ero più stralunato (del solito), più distratto, o forse concentrato su altro.
Ed era così che mi sentivo.
È che il cammino ha un routine così forte, cadenzata, precisa che ti monopolizza; per esempio in questo momento io dovrei essere a letto da circa 3 ore, e invece sono tornato da vedere The Martian.
Le ore, i chilometri, sono queste le unità di misura che scandiscono la vita del pellegrino.
È una vita dura? Forse, ma posso dire che mi ero abituato già al terzo giorno ai ritmi, mentre per tornare alla normalità ci sto mettendo di più.
È una vita comoda? Non nel senso che te ne stai sul divano a vedere serie tv, ma sì, è una vita comoda.
Il tuo capo sono le frecce e le conchiglie gialle, segui loro, non fare domande. Se qualcuno volesse farmi uno scherzo crudele dovrebbe solo disegnare delle frecce gialle sotto casa mia, probabilmente le seguirei.
È comodo perché devi preoccuparti di poco, sei tu e basta, e quando sei da solo è facile. Quanti chilometri, quanto tempo tra una pausa e l'altra, non c'è altro, poi puoi pensare ad altro.
Puoi perderti per ore a ripensare a quella cavalletta che saltando è atterrata su una farfalla e hanno svolazzato in modo sbilenco per qualche metro (true story), puoi ripensare ai momenti felice e quelli brutti, quando ti annoi puoi vederti un film nella tua testa e scoprire se lo ricordi davvero bene (per la cronaca, in cammino mi sono rivisto mentalmente:Ghostbuster, Martix e Ritorno al futuro).
Qui invece mi devo scrivere gli impegni su un'agenda per non dimenticarli.
Ovvio, quella non è la vita vera, quello è il viaggio che compi per poi tornare alla vita vera come una persona diversa, magari migliore… speri non peggiore almeno…
La cosa che non voglio dimenticare, il vero grande insegnamento del cammino, è la gratitudine per le piccole cose, le piccole sorprese. Che sia un letto che mi  salva dal dormire in strada o passare una serata con gli amici che non vedevo da tanto. Ecco, credo sia questa la grande ricchezza che porta quest'esperienza dentro chi la compie.
Un sorriso, due parole con uno sconosciuto per far passare meglio il tempo, un "buen camino" quando ti senti stanco, salutare degli sconosciuti lungo la strada, non solo dei pellegrini, e essere salutato a tua volta.

Sembra poco, ma ero davvero contento per quei momenti.
Adesso sono a casa,Il pellegrino è "tornato", adesso è più magro, ha una barba più lunga e ogni tanto si perde ripensando ai chilometri, ai paesaggi, alle albe, ai letti, ai sassi, agli alberi, alle persone, ai sorrisi, ai momenti passati seduto in un angolo della strada mangiando chorizo, alle colazioni con caffè con leche, alle galle, ai bucati fatti strofinando con forza, alle docce in bagni discutibili, ai letti cigolanti, alla piazza di Santiago, al polpo, ai cani e ai gatti che si sono fatti accarezzare, all'uva rubata, alle mucche, alla pioggia, al vento, al sole, alla luna del mattino, alla credenzial e ai sellos e al bellissimo mare che all'improvviso ti compare davanti e cresce nel tuo orizzonte e sembra abbracciarti per rendere la fine del Cammino meno traumatica possibile, lì dove le strade finiscono e puoi solo tornare indietro per ricominciare poi ad andare avanti.




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