lunedì 25 luglio 2016

L'imprudenza è un motore potente - parte 2




Ovviamente quando parti non pensi a tutto quello che potrebbe andare storto, o meglio non hai idea dei modi in cui qualcosa potrebbe andare storto durante il tuo viaggio.
Sai che camminerai, sai che ti faranno male i piedi, sai che avrai galle, magari qualche dolore muscolare, ma tutto il resto è sana incoscienza.
Incoscienza che si trova a metà strada tra Coraggio e Totale ignoranza. È quindi una cosa buona perché pensandoci sul serio uno potrebbe anche preoccuparsi.
Ma mettiamo caso che uno voglia pensarci seriamente, mettiamo caso che voglia condividere i pensieri di quasi 900 km di cammino, sì perché una cosa che non viene detta spesso è che il Cammino, tra le altre cose, è anche molto noioso e il pellegrino cerca in ogni modo di intrattenersi lungo il tragitto e se il modo più semplice è parlare con altre persone incontrate lungo la strada, è anche vero che esistono molti altri modi per in distrarre la mente.
Io per esempio mi rivedevo mentalmente alcuni dei miei film preferiti, battuta per battuta, cercando di rispettare i tempi scenici. Io mentalmente ho rivisto Ghostbusters, due volte!
Gli infortuni sono una cosa a cui, bene o male, ti ritrovi a pensare, a volte tra il primo e il secondo tempo del film, a volte perché, semplicemente, ti sei fatto male.
E partiamo quindi con il listone delle preoccupazioni postume del pellegrino!


1-      Galle e simili. Sono i primi compagni di viaggio con cui si fa la conoscenza, e quelli con cui sì fa più strada. Alla fine del primo giorno di cammino incrociai una ragazza con il tallone completamente aperto! Non ho idea di come abbia potuto mettersi le scarpe il giorno dopo. Esistono mille tipi di vudù sulla guarigione delle galle, ognuno vi racconterà il proprio, io posso dirvi solo una cosa, tutta la storiella dell’ago e del filo da far passare all’interno per farlo asciugare sarebbe vera se camminaste una sola ora! Ma a fine giornata le galle sono praticamente sempre aperte! Cerotti, garze, polveri, vasellina, doppi calzini, tutta questa roba aiuta, ma tanto il giorno dopo ci camminerete di nuovo sopra! L’unica certezza è che la galla prima o poi diventa un callo che rende più semplice camminare.

2-      Dolori. Ah, la grande famiglia dei dolori. Siano questi muscolari o articolari, sono infimi e colpiscono quando meno te lo aspetti. Tutti ne patiscono un po’. Per quanto mi riguarda i crampi notturni sono stati l’estensione malvagia del dolore muscolare. Ho visto molta gente fermarsi a causa di dolori articolare, spesso alle ginocchia, ma anche alla schiena. Probabilmente la prima causa di ritiro dal cammino.

3-      Infiammazioni (categoria a parte), roba sopportabile, ma che ti porti dietro un sacco. Per me è stata il tallone.

4-      Sole. Non che possa fermare un pellegrino, ma bruciarsi le spalle e dover portarci sopra lo zaino tutto il giorno non è piacevole. Ma sul sole e l’abbronzatura del pellegrino ho già scritto un post a parte. ( l'abbronzatura del pellegrino)

5-      Labbra screpolate. Lo so, fa ridere. Ma le guide non ne parlano. Nessuno ti avverte. E infatti non ero preparato. Già al secondo giorno, scendendo dai pirenei, avevo labbra che soffrivano e nemmeno l’ombra di un burro cacao. Preso poi il terzo giorno ho risolto il problema, ma è stato fastidioso. Siate pronti.

6-      Galle sceme. Argomento a parte, non legato ai piedi, ma al bastone. Calle sul pollice. Se avessi ancora giocato a baseball non avrei avuto di questi problemi, ma tant’è.

7-      Unghie. Argomento che merita un punto tutto per sé. La rottura dell’unghia destra mi si è presentata il 3° giorno, e per i 6 successivi non capivo perché il mio alluce si stesse gonfiando. Temevo un’infezione, ma era qualcosa di più ovvio. Entrando ad Estrella provai un forte e acuto dolore, non realizzai, mi limitai a zoppicare per i de chilometri successivi fino a trovare un punto per riposarmi. Questo è stato il mio scoglio, solo la mia incoscienza mi ha fatto arrivare fino a Castrojeriz dove scoprendola rotta ho provveduto a togliermi l’unghia sotto lo sguardo un po’ spaventato di alcuni pellegrini brasiliani. E dopo è andato tutto meglio. Sì ho perso anche quella dell’alluce sinistro, ma in modo molto più pacifico.

8-      Infezioni. Questa è stata la mia paura per un po’ di giorni. L’unghia rotta dell’alluce si stava infilando nel dito che era gonfiato a dismisura, tanto da farmi male anche solo mettendo la scarpa, figuriamoci a camminare. Ero preoccupati all’idea di avere un’infezione, il dito era rosso e gonfio, certo non pensavo all’unghia rotta. Disinfettante e acqua ossigenata non sembravano sortire effetti. “Fortunatamente” la cosa si è poi risolta in altro modo.

9-      Malattie varie. Raffreddori, febbre, problemi intestinali. Tutta roba a cui non ho pensato un solo secondo. Ma capisco che invece possano essere nei pensieri di alcuni pellegrini. Ho conosciuto un italiano che ebbe due giorni di stop a causa di una brutta febbre, immagino che non ci siamo molto altro che si possa fare in questo caso se non riposarci.

Ovviamente non si passa tutto il tempo a pensare a queste cose, ci si preoccupa di tanto in tanto, come passatempo, ma il cammino è lungo, la mente vaga e a volte approda a lidi che sono tutt’altro che sereni.
Affrontare queste paure e fronteggiare i problemi che si incontreranno sulla strada è parte della difficoltà del cammino, ma partire senza pensarci troppo, o per niente, dà la forza che serve per camminare senza paura.


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