Quando vedi la fine, la Fine, quella con la F maiuscola e te ne stai lì a guardarla per un po', mangiando enpanada e bevendo coca, quando vedi il confine del tutto e di fianco a te brucia il tuo fedele bastone e l'inutile impermeabile Ikea (assolutamente NON impermeabile), quando sei arrivato così lontano tornare indietro è una gran rottura.
Un discorso è arrivare alla fine del viaggio per affrontare un Drago, distruggere l'indistruttibile Anello, ma alla fine del ritorno a casa non c'è niente di così epico ad aspettarti.
Sei arrivato lontanissimo, tra difficoltà e peripezie innumerevoli, oltre la città di Goblin (per la cronaca, neanche l'ombra di Jennifer Connelly) e ora devi affrontare la burocrazia del ritorno. Il bus per l'aeroporto, il check-in e tutta quella roba lì. Nessuna mucca, nessun buen camino, nessuna tapas.
Immagino ci sia una morale in tutto questo, ma non sono sicuro di vederla.
Ho passato gli ultimi due giorni a fare il turista e ora torno a casa.
Andata e ritorno.
Per quanto la prima sia difficile è pressoché impossibile essere preparati per il ritorno.
Prima di partire ho scritto una lista horbyana delle cose che mi sarei perso... Certo che avevo scritto delle scemenze. Le cose che mi sono mancate sono altre, più semplici e viscerali.
Lo so, questo post che potrebbe essere la chiusura del blog non ha niente di epico, niente di conclusivo, niente che possa abbracciare il viaggio o il mare.
(Due ore dopo)
Forse ho capito cosa mi rattrista del ritorno. Tornare è difficile, forse più difficile che partire per un'avventura, difficile perché conosci le difficoltà e sai che alla fine non avrai nemmeno una piccola conchiglia come premio, perché serve un grande coraggio per affrontare il Drago una volta sola, ma servono infinite dosi di piccolo coraggio per affrontare tutti i lunedì che verranno.
Qui dicono che il cammino non finisce mai, cambia solo panorama, ma una volta che lo affronti dura per tutta la vita... Accettare che cammini per camminare e non per raggiungere la meta è , credo, il più grande momento di illuminazione che di si possa raggiungere quaggiù. Perché è facile essere abbagliati dall'arrivo a Santiago o dalla fine del mondo, ed è giusto gioirne, ma poi tocca rimettersi in cammino...
Mi sa tanto che non sto per niente tornando indietro, sto continuando ad andare avanti anche se non ci sono frecce gialle né conchiglie ad indicare la via
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