lunedì 29 agosto 2016

Aggiornamento dei primi giorni di cammino

Sta diventando complicato trovare una Wi-Fi, per cui questo è(almeno), il resoconto di te giorni di cammino.

La partenza da san Sebastian è stata dura, un pezzetto del mio cuore è partito in una direzione diversa, e non è leggerezza quella, quel vuoto pesa nel petto.
Ho piano piano ripreso il mio passo, in solitaria. In tutta la giornata ho incrociato 6 pellegrini, superati velocemente e ciao ciao. Salito monti, salutato mucche, ammirato il mare. Ho traverso una città di mare piena di ragazzi che facevano surf. Io invece sporco di polvere, sudato, fortunatamente ancora senza bastone così da risultare un po'meno visibile.
Arrivo all'albergue, e i miei 36 chilometri vengono commentati con un "bestial" dalla hospitalera.
Mi dice che il giorno dopo è meglio se mi fermo prima di affrontare venti chilometri di monte senza possibilità di fermarmi in una strada che lei chiama in modo inequivocabile "spacca piè"

La verità è che ti conosci. Non per un'illuminazione mistica data dal cammino, ma per frequentazione assidua. Conosci i tuoi vezzi, hai fatto amicizia con i tuoi difetti e coccoli quegli aspetti di te che ti piacciono. Vorresti disprezzare quella parte di te con cui stai per confrontarti, ma sai che sotto sotto non ci riusciresti mai. Sapevi ad un certo punto di oggi ti saresti confrontato proprio con questo piccolo irrefrenabile te che se ne sta seduto in un angolo dentro lo stomaco, e di solito non fa niente, ma quando vuole farsi sentire non ci sono storie. E lo sapevi già. Quando ieri ti hanno detto che dopo l'ultima città per 19 chilometri non avresti incontrato niente, né acqua né ristori, ma potevi fermarti dopo appena 18 chilometri da dove eri partito (dopo solo 6 chilometri in quella strada destra) e dormire lì già sapevi che non l'avresti fatto. Perché il piccolo irrefrenabile non vuole sentire ragioni, ha già deciso, domani si vedrà, ma oggi si cammina...

...aggiornamento
Un totale di 37 chilometri con brutte salite e ancora più brutte discese ma sei arrivato dove volevi arrivare. L'irrefrenabile è soddisfatto e questo rende anche te soddisfatto.
Domani Guernika.
Spero di attraversare rapidamente questa zona dei paesi Baschi perché qui lo spagnolo è un accessorio superfluo, e il mio che già serve a poco non aiuta.
La sorpresa della serata, incredibile sorpresa, è che durante la cena in albergue ho parlato con un francese, sapeva un po' di spagnolo, era simpatico e, incredibile, in ciclista.
Sul cammino in due giorni avrò incontrato in tutto 15 pellegrini, qui è decisamente tranquillo.

Due tappe lunghe di solito portano ad una breve per riposarsi.Ma io supero Guernica dopo aver comprato una coca ed essermi fermato venti minuti in piazza. Riparto, supero tre persone che mi raggiungeranno 40 minuti dopo il mio arrivo, in albergue, e mi guarderanno stupiyi di vedermi in panciolle da un po'. I miei compagni di viaggio per ora durano il tempo di un saluto, poi si perdono all'orizzonte.

mercoledì 17 agosto 2016

Peregrinado!



Preparare lo zaino ti mette di fronte al fatto compiuto, alla scadenza, al peso della decisione di partire, ti mette davanti i chilometri e sulle spalle tutta la vita che ti  puoi portare.
È un lavoro di semplificazione, di cesello.
È il peso delle scelte che fai e del peso, reale, delle conseguenze.
Quindi devi valutare bene, pensare con un minimo di prospettiva, di lungimiranza, pensare concretamente alle gambe e alle spalle.
Pensi che questo zaino lo hai già fatto una volta, pensi che tutto sommato lo scorso anno qualcosa in più potevi anche metterci, un doccia schiuma migliore per coccolarti un po’ a fine giornata, un sapone diverso da quello di marsiglia che ormai ti dà la nausea, una maglietta in più, un paio di calzini in più, e fare in modo che il tuo zaino sia un pochino più in ordine.
Valuti ogni scelta, ogni grammo. Ti senti un po’ più forte dello scorso anno, più preparato. E questo ti preoccupa.
È l’unica vera preoccupazione che ho, abbassare la guardia e prendere sottogamba qualcosa che lo scorso anno avevo affrontato con più serietà,  perché quello è il momento in cui vieni colpito forte alla bocca dello stomaco e vai giù.
So cosa mi aspetta, e questo aiuta, ma so anche quello che mi aspetta, tutto quello che ho davanti, i chilometri, il dolore, la fatica, e può spaventare.
Cercherò di guardare il mio futuro pochi chilometri alla volta cercando di non voltarmi troppo indietro a contare i passi fatti e quelli ancora da fare, perché quello è un buon modo per affogare nella grandezza del Cammino.
Stasera ho salutato gli amici con cibo e film e so che questi saranno pensieri che mi aiuteranno contro la fatica, contro la noia. Perché non importa quanto il tuo zaino sia pieno o pesante, per queste memorie, per questi abbracci puoi sempre trovare un po’ di spazio e dopo tutto sarà più leggero da trasportare, lo zaino e tu stesso.
In realtà adesso ho paura che un tornado possa abbattersi sul cammino, inglobare decine di pellegrini e scagliarli contro di me, un Pereginado, ma sega elettrica alla mano saprò come affrontarlo


venerdì 12 agosto 2016

Il trailer del Cammino



Era stato annunciato, ma pochi lo sapevano.
ma ora è qui, il trailer ufficiale del Secondo Cammino!

mercoledì 3 agosto 2016

Santiago NG+



Quanto tempo è passato dal mio primo post?
Un anno.
Quanti chilometri?
Molti.
E dopo tutto sono ancora pronto ad affrontare un nuovo Cammino.
Qualcuno lo definirebbe un Cammino NG+.
Ma questo qualcuno sarebbe un nerd, ma avrebbe ugualmente ragione.
Anche se la situazione in cui mi trovo a scrivere è più o meno la stessa dello scorso anno il modo in cui la sto affrontando è decisamente diverso.
Ricapitoliamo.
Lo scorso anno cominciai a scrivere questo blog il primo di agosto, il primo di settembre sarei partito per saint jean pied du port, e il 3 settembre avrei cominciato il mio Cammino.
Ai tempi mi tenni volutamente all’oscuro il più possibile su tutto, tranne l’essenziale. Volevo essere sorpreso, volevo affrontarlo per conto mio, senza aiuti, senza cheat, senza codici.
Io e i miei piedi
Quest’anno le cose sono leggermente diverse. Partirò tra 2 settimane e, pur compiendo un cammino diverso, so a cosa vado incontro.
Una strada più lunga, un dislivello totale maggiore, probabilmente una temperatura più bassa e il mare, il mare di fianco a me per quasi tutto il tempo, a farmi compagnia, a darmi forza.
Se la domanda “perché stai facendo il cammino?” è una di quelle domande a cui è difficile rispondere, “perché lo stai facendo una seconda volta?” lo è ancora di più. Ci penso e la cosa che ho capito è che ho ancora una strada da finire di percorrere prima di poter dire di aver compiuto il mio cammino. Come se mi fossi fermato a metà. Come se non fosse finito. Una cosa che scrissi un anno fa, ed è una cosa che ci si sente spesso ripetere lungo la strada, è che una volta che si è stati pellegrini lo si rimane per sempre.
Adesso capisco meglio cosa significhi.
Devo sforzarmi per non fare l’errore tipico del pellegrino, devo sforzarmi per non pensare solo alle cose positive che ho provato lungo la strada, e ci sto riuscendo. Anche troppo.
Sto per affrontare di nuovo le difficoltà che hanno reso intenso il mio viaggio, ma stavolta sono più preparato.  Stavolta vorrei evitare di spezzarmi le unghia dei piedi e di proseguire solo con la forza della testardaggine. Conosco i miei piedi e le mie gambe, conosco i dolori, conosco i sassi e le salite e le discese.
E So di cosa sono capace perché c’ero quando l’ho fatto.
Un nuovo viaggio, nuovi chilometri, nuovi panorami, nuovi pomeriggi a camminare sotto il sole, sotto la pioggia, mentre il mondo se ne starà sdraiato in spiaggia, o in montagna, o in campeggio, io conterò i chilometri, i chili sulla schiena e ogni volta che mi ricaricherò sulle spalle lo zaino ci sarà tutto quello che ho già superato a darmi una mano e a ricordarmi che ho passato di peggio.
Si riparte.



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