venerdì 23 settembre 2016

Il turista italiano

Te ne stai seduto in pace, in silenzio. Ti godi il momento. Hai camminato in silenzio per giorni, ora quel silenzio è più riposante. Puoi gustare tranquillamente un po'di cucina locale, ogni tanto puoi allungare l'orecchio per renderti conto come l'idioma del posto ti stia diventando familiare e estraneo allo stesso tempo, e la cosa ti diverte, diverte perché sei in grado di colmare la differenze (alcune, non tutte) tra spagnolo e galiziano.
Poi voci altissime rovinano il momento, descrivono tutto quello che vedono, per comunicare col barista, col cameriere parlano più piano, più forte, ma sempre in italiano!
La verità è che a questi turisti o pellegrini che siano, va anche bene così, per fortuna loro spagnoli e italiani riescono sempre ad intendersi tra di loro nelle rispettive lingue. Si francesi e ai tedeschi va peggio. I primi si rifiutano di imparare altre lingue, e nessuno al mondo tiene davvero a voler imparare il tedesco. Gli italiani sono fortunati. Sono meno molesti per questo? No, ho detto solo che sono fortunati.
Li vedi muoversi in gruppi, gli italiani solitari sono così rari che quando dico che sono italiano e che cammino da solo vedo gli occhi increduli della gente.
I gruppi di italiani sul Cammino sono degni di un film di Verdone, ridicoli, rumorosi,pittoreschi. Ci dev'essere qualcosa che li porta improvvisamente a cantare in gruppo canzoni di Claudio villa (non importa l'età di questi pellegrini), Azzurro di Celentano e per chiudere, ma quello è anche il momento di cambiare bar, Volare.
Cristo, cantano Volare oh oh...
Che succede a questa gente in viaggio, anche ai giovani, nostalgia? Pensate che queste canzoni ricalchino l'ideale mondiale (sbagliato) dell'italiano simpatico?
Forse io sono un italiano stronzo, può essere.
Ma fuggo dalle vostre persone, dai vostri canti, dal vostro vociare come foste kryptonite.
Oggi è una bellissima giornata. C'è il sole, i bar stanno cominciando a mettere fuori le tapas per pranzo. Non rovinare tutto e Per favore, tutti voi che state per venire in Spagna, state per fare il cammino, tutti voi che state per passare un mese in questa terra bellissima, per favore, tutti voi, imparatele almeno un paio di frasi in spagnolo. Echeccazzo

mercoledì 21 settembre 2016

Gli spettri di finisterre

Tradizione vuole che al cabo di fisterre, alla punta di finisterre, di fronte al mare, sulla costa della morte, si bruci qualcosa che ti ha accompagnato durante il cammino. Lasciarsi qualcosa indietro per andare avanti più leggeri.
Sta finendo qualcosa di grande ed è sempre difficile quando qualcosa finisce. Ormai da tempo hai deciso che brucerai il tuo bastone, che così terminerà pure lui il suo cammino. Almeno puoi dirti che andrai avanti più leggero , ma la verità è che i primi passi senza bastone sono strani. Per un mese ti ha accompagnato e ora dovrai farcela da solo. Simbolismi come se grandinasse. Ma il cammino è così, può essere solo un viaggio a piedi, un trekking per gente con un sacco di tempo e poco amore per i propri piedi, e si possono ignorare i simbolismi e le metafore e i riti. Oppure lo si può sentire nel profondo, non c'entra niente la religione, c'entra il sentire e il sentire è collegato al sapere ascoltare. Il cammino ha una voce costante e per me quella voce era il suono del mio bastone che martellava il suolo ad ogni mio passo.

Cominci a tornare a casa quando ti lasci alle spalle il faro di finisterre, è un viaggio lungo, di solito include tutta una serie di mezzi di trasporto. Mi è bastato un passo per capire che il mio Cammino era finito, non mi parlava più, c'era ormai solo l'eco dei passi già fatti.
Il pellegrini...pardon, gli ex pellegrini che passeggiano per finisterre li riconosci facilmente, non camminano veramente, vagano come spettri. Non ci sono più conchiglie né frecce da seguite, né chilometri da percorrere. Vagano perché hanno memoria di chi erano ieri, e stanno cominciando a capire che domani saranno qualcos'altro, la somma di quello che erano prima di cominciare a camminare e un po' di quello che ricorderanno del cammino se hanno ascoltato sul serio.
Io ricorderò per sempre il suono del mio bastone, il battito del cuore del mio cammino. E se adesso mi vedete vagare per finisterre è sì per lo spaesamento , ma anche perché sto cercando un posto dove mangiare... Ah, proviamo lì...

martedì 20 settembre 2016

Ad un passo dalla fine

Improvvisamente, vicino alla fine di questa tappa di 30 e passa chilometri, a circa 50 da Santiago, ad un soffio dalla fine del mondo. All'improvviso mi sembra di non aver mai fatto altro nella mia vita che non fosse camminare. C'era un'altra vita prima, ma dopo tanto chilometri sembra quasi un sogno lontano, irreale. Irreale perché cosa c'è di più concreto di camminare, più concreto di avete sulle proprio spalle tutto ciò che si possiede e i piedi cine unico mezzo per attraversare il mondo intero? Eppure c'era una vita diversa in cui non camminavo, una vita diversa in cui le persone che incontri e a ci vuoi bene le vedi per una seconda, terza volta. Non le lasci indietro dopo un po' augurando loro buen camino.
Un mondo fatto di cose superflue che però danno gioia di vivere perché mangiare solo per sopravvivere non è divertente.
E adesso, ad in passo dalla fine del mondo ti trovi a metà tra due mondi e li vedi entrambi, e tu sei nel mezzo e non c'è una routine del pellegrino che ti permetta di capire, non c'è un video su Youtube che renda questo momento semplice da affrontare.
Tra poco non sarò più quello che sono stato per un mese, per ogni singola ora, per ogni chilometro e dovrò imparare di nuovo, dovrò ricordarmi chi ero prima, senza dimenticare mai i chilometri, i passi, le albe

sabato 17 settembre 2016

La fine del cammino del Nord

Il programma è una linea guida, al massimo dura due giorni, perché so che in un modo o nell'altro non lo rispetto mai. Di solito perché faccio qualche chilometro in più del previsto. Oggi il programma aveva una finale stupendo: ricongiungimento al cammino francese a 26 chilometri da Santiago. Ma poi che succede? Facciamo due passi indietro per capire. Da Boimorto partono due rettilinei infiniti di 20 km, noiosissimi, piattissimi. perfetta conclusione per il cammino del Nord. Ovviamente sul cemento, anche se in mezzo agli alberi. Dopo una lunga salita (le salite mi piacciono) e qualche metro ritrovo in cammino francese. Mi fermo all'incrocio, vedo i primi pellegrini che passano, alcuni sono turisti con zainetti minuscoli. Alcuni zoppicano. Sono le 14,30. Sorrido. Sorrido perché ripenso alla strada fatta, ripenso alle macchine, all'asfalto, a tutto l'asfalto. Alla fatica, alla solitudine costante. Sorrido. E riparto. Ma non cammino, praticamente volo! Supero gente, saluto. Incrocio un po'di folclore del cammino, vedo anche sette persone che a Santiago ci stanno andando a cavallo (tutto è meglio di una bici, ma la Compostela dovrebbero darla al cavallo). E cammino. Supero Brea, la mia tappa, solo 29 km, mica 31 come diceva la guida. E continuo avanti, mi godo ogni singolo passo, mi fermo 8 km più avanti. Come se non avessi camminato niente. Leggero. Mi sono scrollato l'asfalto dalle spalle, ho abbandonato per sempre la n 634. Santiago è a soli 20 km. Ma svoltare quell'incrocio è stato il mio premio. Il prossimo mi aspetta davanti all'oceano

venerdì 16 settembre 2016

Il bastone perfetto

Questa è la storia di un pellegrino e di un bastone.
Questa storia però comincia senza bastone e con un pellegrino che si mette in cammino, ma sente ad ogni passo che manca qualcosa alla sua camminata.
Cammina per chilometri senza bastone e si lamenta. Si lamenta in discesa perché sa quanto un bastone aiuti a non cadere e a controllare il passo. Si lamenta in salita perché quella gamba in più, quel sostegno in più rende meno gravoso lo sforzo.
Ma il Pellegrino è anche vittima della propria esperienza e del cammino già fatto e non vuole spendere una fortuna per un pezzo di legno visto che l'ultima volta l'ha pagato una cifra bassa e onesta. Così ogni tanto fruga nella cesta di qualche negozio, ma poi passa oltre. Trova anche un pezzo di legno decente che lo aiuta in una mezza tappa tra i boschi in salita. Un pezzo di legno decente, ma troppo lungo, troppo sottile, troppo leggero. Era solo questione di tempo, si sarebbe spezzato.
Il pellegrino cominciava a credere che stavolta non avrebbe avuto il suo bastone, avrebbe portato con sé per un po'il pezzo di legno e poi lo avrebbe lasciato in un modo o nell'altro.
Ma arrivando a Guernica il nostro eroe si reca all'albergue. È presto, tanto. L'una circa, e l'albergue avrebbe aperto tra tre ore. In questi momenti un altro pellegrino si siederebbe in un bar e si riposerebbe per tre ore mangiando pinxtos e bevendo cerveza.
Ma il nostro pellegrino non è fatto così. Rimane fermo per 5 minuti buoni davanti al cancello dell'albergue. Visto da fuori doveva sembrare strano anche per il metro di questi folli che si fanno tutti questi chilometri a piedi. Chissà cosa pensava la gente che lo vedeva lì immobile, neanche lo zaino si era levato.il pellegrino era sì immobile col corpo ma la sua testa correva tra i chilometri della tappa, i passi fatti e quelli che avrebbe potuto ancora fare e i suoi occhi pure si muovevano rapidi, da una parte cercavano di capire attraverso le finestre come fosse quel nuovo rifugio per la notte, all'altra videro qualcosa. Dietro il cancello chiuso dell'albergue, dimenticato?parcheggiato? Lasciato lì per lui? C'era un bastone. Perfetto.
Qualcuno avrebbe detto troppo pesante, troppo grosso, ma per il nostro pellegrino era perfetto. Adesso il pezzo di legno occupa il posto del bastone perfetto e il nostro pellegrino cammina lungo il mare non più solo.

Sono passati giorni, sono passati chilometri da quell'incontro, e nel fondo consumato del suo fedele bastone il Pellegrino rivede le fatiche, le salite, le discese che insieme hanno affrontato

martedì 13 settembre 2016

Il cammino di cemento

A due giorni dalla Galizia, a sette/otto da Santiago. La costa sta per finire.
Tra poco quella striscia blu in lontananza che ogni tanto fa capolino tra gli alberi ci lascerà. La ritroverò quando il mio camino sarà quasi finto. 300 km più avanti, che detta così sembrano molti ma se penso che ne ho già percorsi più di 700 allora quelli davanti a me sembrano una passeggiata.
Volevo, per rigore di cronaca aspettare di trovarmi sul Cammino francese per tirare le fila del cammino del Nord, ma a questo punto va bene anche adesso (Anche perché immagino che la Galizia sia un mondo in po' a se stante).
Sono partito il 26 agosto da San Sebastian oggi è l'11 settembre. Sono 17 giorni che cammino (più 4 giorni sul Cammino francese prima di arrivare a san sebastian) e per me il cammino del Nord è, nella mia mente, il cammino d'asfalto, il cammino de la carettera, il cammino n 634. N634 è l'indicazione che ti trovi a seguire più spesso, l'indicazione di una strada che segue la costa, e con lei macchine e camion.
N 634 è diventato un mantra, un punto fermo, una sicurezza a cui aggrapparsi in assenza di frecce.
N 634 è la verità di questo cammino, concreta,   concrete (cemento in inglese), tangibile e priva di spiritualità come solo il cemento sa essere.
N 634 è come un marito violento di cui sei, stranamente, innamorata, come una moglie che ti inganna e tradisce ma che ancora ami.
E ti attacchi disperatamente a quei momenti in cui ti tratta bene. Rari, pochi momenti.
È la playa di Santoña la regina di questo inganno. Bellissima spiaggia, prima vera playa in cui ti trovi a camminare. Ma voglio ripensare al giorno in cui ci sono arrivato. In mattina scendo a Laredo, una città di mare, colata di cemento senza personalità in una baia altrimenti bellissima. Laredo è lunghissima, è brutta, priva di una qualsiasi estetica architettonica. Dovevo intuirlo. All'arrivo in città mi accoglie un condominio, una torre, ottagonale mi sembra, in cemento, raccapricciante per la sua bruttezz. E rappresenta perfettamente la città. Sull'estrema punta di Laredo il Pellegrino prende un battello, 5 minuti di traversata e si ritrova a Santoña, centro storico carino, per carità, ma niente di che, certo, dopo Laredo Carpi sembrerebbe Capri. Per uscire da Santoña si affrontano due rettilinei (2 di numero) lunghissimi, disperati, ai lati case, casette, un enorme complesso militare. Il mare è dietro tutto questo. E quindi? Dove sta questa bellissima spiaggia? La spiaggia compare quando ci arrampichiamo su un piccolo monte, su un sentiero adatto alle capre. Il panorama da lì è stupendo. Si ridiscende poi in una spiaggia bellissima.
In quella carezza improvvisa dopo gli schiaffi di cemento sta l'inganno.
Dimentichi la dimenticabile Laredo. Dimentichi il cemento e l'asfalto. Finalmente il mare, la sabbia. È stupendo.
È così stupendo che di solito le foto che ritraggono il cammino del Nord le fanno tutte qui. Tutte. Qui. È il sorriso di posa dell'album fotografico. Perfetto. Non c'è la violenza domestica fisica e psicologica del partner. Qui sono tutti felici. Dimentichi che cammini per giorni, GIORNI, lungo la strada, la tua nuova amica, la n 634.
Potevi andartene, potevi tornare sul francese. È vero, e ci ho pure pensato. Paradossalmente il giorno in cui stavo decidendo di farlo è stato un bel giorno di cammino. Superata la Cantabria, arrivato in Asturie, la cosa è un po' migliorata. Migliorata per i livelli del cammino del Nord. Non per il francese. Qui non si avverte niente. Né la natura, né la spiritualità, né la religione, né la storia o la tradizione.
Tra due giorni la Galizia e so già che lì le cose saranno migliori. Tra 6 giorni ritroverò il cammino francese, poi Santiago e la strada verso il mare e so che quando vedrò di nuovo l'oceano davanti a me il cemento e l'asfalto saranno ricordi lontani e mi sarò nuovamente immerso nell'esperienza del cammino che qui a nord non ho trovato

giovedì 8 settembre 2016

L'avventura austuriana

Il pellegrino normalmente programma.
La sera, dopo la doccia, dopo il bucato, dopo aver steso, dopo la Wi-Fi (se c'è), dopo tutto questo il Pellegrino potrebbe riposarsi, e invece programma.
C'è una profonda smania nei piedi che hanno camminato tutto il giorno e non hanno scusa capito che, finalmente, possono fermarsi. Così tocca dar loro un contentino, un trailer della giornata, o delle due giornate che verranno. I chilometri che faranno, uno sguardo veloce ai dislivelli da affrontare, un' occhiata, solo per curiosità, agli albergue possibili in cui soggiornare.
Due giorni fa avevo deciso, complice una disposizione degli albergue non proprio felice e un monte piuttosto alto da  salire e scendere, avevo deciso. Una giornata sui 35 km, con due spiagge e splendidi percorsi (finalmente) e un giorno di riposo. 22 km, per fermarsi davanti a quel monte, scalare l'Alto de la cruz il giorno dopo, fresco nei piedi e nei muscoli. Il pellegrino programma, ma il Pellegrino stesso è anche la peggior difficoltà da affrontare. Succede che il 22 km si esauriscono alle 12,30. Molto presto.il nostro pellegrino è stanco.  Il caldo dell'asfalto ha reso i piedi sensibili e doloranti, forse una nuova galla. E poi si è storto leggermente la caviglia su quegli ultimi pietroni. Guardatelo il nostro pellegrino, seduto in un bar a mangiare un Montaditos (la metà di un panino spagnolo, che è il doppio di uno italiano),a bere una coca, cerca di convincersi a restare dov'è. Chatta un po', naviga un po' col telefono.lo sguardo però è perso. La testa pensa alla caviglia. Forse sarebbe bene lasciarla riposare, potrebbe peggiorare sotto sforzo. Pensa che un giorno di riposo se lo è meritato. Pensa che dovrebbe fare 16 chilometri per arrivare al prossimo albergue. Pensa.Pensa che ha ancora fame, ma che cercherà un supermercato e per 1,5 euro si riempirà lo stomaco (Qui ne ha spesi 2,80 non si lamenta).
Così intanto si incammina zoppicando un po' con l'idea di mangiare, supera i pellegrini avanti aspettando che apra (sono passati davanti al bar mezz'ora dopo che si era seduto), li saluta e trova dove comprare cibo.
Si siede su un marciapiede all'ombra. È stanco. Mangia le sue paste salate ripiene di tonno. Ha programmato di fermarsi. Beve un litro di succo di frutta. Non vuole proprio mettersi a scalare la montagna con questo sole. Certo domani dà pioggia. Si alza per cercare un cestino e lo cerca seguendo le frecce gialle. Il pellegrino a volte è il suo peggior nemico.
Tre ore dopo ha superato Alto de la cruz. È sudato, stanco e soddisfatto. Legge che dovrebbe esserci un albergue a fondo valle. Alla sua ricerca si unisce un pellegrino olandese, un sessantenne, uno che per fare il suo pellegrinaggio è partito da casa 72 giorni fa. E i due seguono le frecce,i cartelli attaccati sotto parlano in un fantomatico hotel per pellegrini. Ma nessuno ne sa niente. Continuano a camminare, la valle ormai superata. Pensano di aver superato l'hotel e di essere un po' fregati. Ultimo tentativo, il nostro pellegrino chiede a due tipi che stanno giocando a scopa con un vecchio mazzo di carte se conoscono l'albergo. Ne discutiamo un po', poi loro chiamano il numero presente sui cartelli e fanno in modo che il tipo dell'albergue ci venga a prendere. Sorridono i due pellegrini. I signori spagnoli offrono caffè e whisky, con lo stomaco caldo i due pellegrini sorridono di più. Si parla del più e del meno, il nostro pellegrino traduce dallo spagnolo all'inglese per l'olandese. Quando i due señor scoprono la nazionalità del vecchio gli mostrano con orgoglio una piantina di maria che cresce in un vaso sul ciglio delle strada. Il pellegrino programma, ma per fortuna il Pellegrino ogni tanto fa un po' come sente, ignora i programmi e lascia che siano i piedi a guidare e a portarlo avanti e a permettere al cammino di sorprenderlo.

domenica 4 settembre 2016

Il cammino non esiste

Considerazioni sul Cammino del Nord dopo 9 giorni, di questi ben 6 passati a camminare sull'asfalto su strade trafficate, con macchine troppo veloci e troppo vicine.
Dopo l'ennesima mattinata sulla strada, ieri ho studiato meglio il percorso della tappa di oggi. Un ponte con ferrovia sconsigliato da attraversare (la mente torna alla scena di Stand by me) oppure un treno da prendere per un chilometro. Ero indispettito. C'era anche una terza strada, più lunga, che aggirava la ferrovia. Opto per quella, ma non sono contento, allungo di parecchio, dieci km forse di più, ma vado. Per prudenza, per la prima volta, mi scarico la mappa su Google maps. È solo per sicurezza visto che mi sono già perso più di una volta facendo km in più.
Seguo la strada lunga e ad un certo punto, quando dovrei svoltare in su per raggiungere il vecchio percorso trovo due frecce. Come in una vecchio libro game mi si presenta una scelta. Questa però molto inaspettata. Controllo la mappa, e una delle due scelte porta ad una strada più breve. Sto barando? Eppure quelle sono frecce da seguire, eppure quelli sono i cartelli del cammino.
Decido di provare, in fondo stavo già allungando parecchio, così ritorno al chilometraggio iniziale.
All'ennesimo bivio una signora mi consiglia di ignorare i cartelli che ho di fronte e proseguire lungo la strada.
"Adesso sto sicuramente barando" mi dico.
E invece no, frecce, segnali e perfino un albergue non segnato sulle guide. Quindi mi chiedo. Questo cammino in cosa trova la sua identità di più antico? In cosa trova anche solo un'identità o una storia? Premettendo che sono sicuro che la storia ,anche del cammino francese sia artificiale, capisco però che questa storia sia fatta dai pellegrini che lo percorrono.
 La sua strada è tracciata dai nostri passi.
La sua storia è definita dai nostri piedi doloranti .
Non trovo storia in questo cammino, non trovo tradizione, forse la stiamo scrivendo ora con i nostri passi, questi passi  che vagano e che trovano frecce e indicazioni anche quando dovrebbero essere fuori strada. Se stiamo scrivendo noi questo cammino allora lo stiamo facendo pilotati dall'ente del turismo spagnolo e in questo, nonostante la mancanza di souvenir, di gift shop e tutti gli addobbi del cammino francese, il camino del Nord è molto più turistico.
E capisco una cosa importante. Il cammino non esiste, ma ogni volta che metto un piede davanti all'altro il cammino sono io.

giovedì 1 settembre 2016

Gli occhi del pellegrino

I pellegrini hanno occhi da pellegrini, come i falchi. I pellegrini vedono, i pellegrini cercano.
Due giorni prima di partire da San Sebastian ero a Bilbao a fare il turista. Zaino leggero, occhiali da sole, nessuna chiazza di sudore sulla schiena. Prima volta a Bilbao, grande curiosità, tanta voglia di vedere tutto. La città, il museo, la vita. Erano i giorni della settimana di festa, gente di ogni età affolava le strade e beveva in unovdegli enormi stand che riempivano le strade lungo il fiume davanti alla città vecchia (il casco viejo). Potevi vedere gente ubriaca alle tre del pomeriggio e alle quattro ancora non aveva finito di pranzare. Gli occhi pieni di quel caos, pieni del Guggenheim, pieni di arte, così pieni che solo casualmente vidi un paio di frecce gialle (e in una zona attraverso la quale non sarei nemmeno passato in seguito).
5 giorni dopo ero di nuovo a Bilbao. Ero sceso dai monti, avevo preso pioggia per tutto il giorno, avevo fango fin sopra alle caviglie, unica parte di me non coperta dall'impermeabile. Entrare in città da pellegrino è diverso dall'essere turista. Soprattutto in una città così turistica e con così pochi pellegrini. Cammini guardano le frecce, o meglio, scrutando, cercando e, ogni tanto intuendo la posizione delle frecce. La città diventa una mappa per cercatori di tesori esperti. Ti sussurra il percorso da seguire solo se sai ascoltare. In mezzo alla gente che cammina, là all'angolo con l'incrocio, potete vedere il Pellegrino immobile, solo gli occhi vagano in ogni direzione, cercano nell'alzata dei marciapiedi, dietro i cartelli stradali, sulle panchine, sui muri dei palazzi. E all'improvviso quel bagliore dorato si mostra e il Pellegrino parte di nuovo, in parte sollevato per non aver sbagliato strada e in parte orgoglioso perché ha saputo ascoltare la città, la città che sussurra la strada da seguire, ma solo se hai occhi per ascoltare

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