martedì 29 settembre 2015

L'immensità davanti a me e tutto il mondo dietro

Due giorni fa sono arrivato Santiago, qualcuno si sarebbe aspettato un post, come minimo avrei dovuto scrivere qualcosa di importante sul compimento di questa impresa.
E invece niente.
Sono arrivato davanti alla Chiesa di Santiago verso le 9 il sole stava salendo giusto dietro i campanili.
Ho sorriso, soddisfatto mi sono seduto in fondo alla piazza.
Sono rimasto lì fino alle 11,40, alle 12 ci sarebbe stata la messa. Ho passato la mattinata guardato la gente felice, abbracciarsi, alcuni piangere, farsi le foto a braccia spalancate verso il cielo. Anche gli inutili ciclisti erano felici, ma si fermavano per poco e ripartiamo. Ovviamente non potevano capire chi per arrivare lì ci aveva messo più di un mese, tra dolori, fatica e difficoltà. Me la sono fatta anch'io una foto, il braccio alzato con il bastone in pugno, un'fermo immagine della mia vita che sembra quello di Rocky in cima alla scalinata di Filadelfia. Sono anche andato alla messa
("Claudio vieni anche tu alla messa? Mi chiede Cristina la ted-cat-veg che ho incrociato in piazza giusto in quel momento. "Ormai che sono qui direi di sì, perché no". Non contavo minimamente che leggesse l'ironia, forse ai tedeschi non riesce, troppi fumi di scarico devono averli annebbiati).
Insomma, sono andato alla messa, cosa che mi riservo di fare solo per matrimoni, battesimi e funerali, ma se non mi avevano ucciso 800 km allora una messa non mi avrebbe certo ammazzato, almeno che l'enorme incensiere non fosse caduto durante la dondolata.
Per prudenza mi sono tenuto appena di lato per evitare l'Impatto ma non troppo distante così da fare, nel caso,  delle belle riprese (sono una merda ).
E durante la messa ho osservato tutti, come prima in piazza, i Pellegrini, i turisti col bus e trolley, i pochi ciclisti, tutti quanti e ho capito una cosa. Il mio viaggio non ha mai avuto Santiago come meta, non la Chiesa, non i pezzi di carne del santo da adorare davanti ad una teca di vetro e oro.
Il mio viaggio è sempre stato in direzione della fine del mondo. Finis terrae. Finisterre. Sarà là che finirà tutto, sul pezzo di terra oltre il quale si pensava non ci fosse altro, solo acqua, e poi un volo nel vuoto, mentre sotto quel vuoto quattro elefanti giganti sostengono il peso del mondo portati per il cosmo dalle grande tartaruga A'tuin..

Parte seconda
Ho scritto le righe qua sopra stamattina, mentre camminavo tra i campi col sole alle spalle appena sopra la punta degli alberi. Questo pomeriggio ho raggiunto il mare, non finisterre, solo il mare, ma l'emozione di vedere quell'enorme massa blu placida e brillante è stata maggiore di trovarmi a Santiago.
Ho solo 14 km davanti, poi questo viaggio sarà finito, ma adesso sono sicuro che finirà nel posto giusto, al mare col l'immensità davanti a me e tutto il mondo dietro.

giovedì 24 settembre 2015

Umorismo Vs tedesca cattolica vegana

Ci sono tante cose serie e importanti di cui parlare che riguardano il Cammino. Fiumi di parole che si potrebbero spendere sulla sensazione che si comics a provare sulla pelle per la vicinanza a Santiago. Ma essere così vicini a Santiago porta anche inevitabilmente l'aumento del flusso di turisti, qui li chiamano turigrim, ma è faticoso ricordarlo ogni volta e turista rende meglio l'idea.
Ma non è di questi personaggi che voglio parlare, ma delle lingue. Tu vai in Spagna, ripassi un po'dello spagnolo universitario, qualcosa l'avevi pure imparata, e poi passi un mese a parlare inglese.
Tranne che con i francesi, ma quella è un'altra storia.
Il fatto è che il mio inglese è un inglese da serie tv, e in  base alla serie che sto guardando può essere più o meno serio, più o meno british. E visto che le ultime cose che ho visto in inglese erano repliche di big bang theory, e non di doctor Who, allora il mio inglese è un po'del Texas, un po' del New Jersey con un filo inquinante di accento indiano. Il punto però è che mi manca quella padronanza che mi permetta di essere sottile e evitare di rispondere veramente.
Al 22° giorno di cammino incontro nuovamente Cristina, la biondina nella foto. Ci incrociamo un paio di volte durante la giornata, e dopo una pausa pranzo facciamo un pezzo insieme parlando un po'di pizza. È vegana e tedesca così le svelo l'esistenza della pizza marinara, volevo essere gentile. E lei apprezza, le racconto aneddoti legati all'aglio, lei mi racconta che prima di diventare vegana la sua pizza preferita era con l'ananas e prosciutto. "Ma è legale?"le chiedo per essere simpaticissimo e non commentare i suoi gusti teutonici.
Poi parliamo della cruz de ferro e della storia dei sassi, l'argomento è troppo specifico per il mio inglese così liquido il tutto  con "lasciare un sasso là ti da un bonus per l'ingresso in paradiso" Haha, risate di entrambi ,e lei mi chiede
"E tu niente bonus?"
"No, non lo voglio. Mi va bene andare all'inferno, c'è molta gente interessante laggiù e un clima più caldo"
Rido... Solo io...
Ovviamente volevo parlare del Limbo, dell'inferno di Dante, ma non aveva letto Dante.
"Qual'è il suo nome (first name)?"
Oh bimba... "è Dante"
"Ah... E il cognome?"
Certo, ti aiuterà quello... Quanti Dante conoscete in tedeschi?
"Alighieri"
"..." linea piatta...
Insito, le racconto un po' la storia della divina commedia e poi le dico
"È il secondo libro più venduto al mondo nella storia (argomento lungo da dimostrare, ma a lei interessa altro)"
"Il primo è la Bibbia, ovviamente"
"Certo, ha l' ufficio marketing migliore che ci sia"
Sorrido... Solo io...
Continuiamo a parlare di Dante e penso, magari ha visto in una libreria la copertina di Inferno di Dan Brown...proviamo
"Magari hai visto questo  con Tom Hanks"
"Mi piace Tom Hanks"
"Il codice da Vinci... È tratto da un libro di Dan Brown"
"Ah, quel libro eretico ( giuro ha detto così!)"
"e molto divertente"
Sorrido, ma stavolta non controllo nemmeno se ho avuto una reazione positiva.
Il resto della conversazione è su Firenze, dieci minuti dopo ci siamo saparati, io a prendere un gelato, un maxibon che lei non può mangiare, lei ha proseguito.
Quando l'ho raggiunta (Non la stavo seguendo, camminavo semplicemente più veloce di lei), stava parlando con un tipo
"Così sei vegetariana"
"No, veramente sono vegana"
"Ah, fantastico... Qual'è il tuo pesce preferito"
Magari ho capito male, perché così sempre un dialogo di un film dei Monty Python...

Ps

La Chiesa in stile deposito di Paperone era brutta anche dal vivo

sabato 19 settembre 2015

Kenshiro vs Raoh

Il cammino ti bendispone col mondo, saluti le persone, parli con le persone, fai di tutto per distrarti. Ti senti in sintonia col mondo e col dolore di chi zoppica e arranca, il loro dolore è come il tuo, che hai avuto, che avrai. Ti fai carico di tante emozioni e mentre cammini sotto la pioggia è sotto il vento con l'impermeabile teso dalle intemperie ti senti un po' Kenshiro che avanza nel nulla postapocalittico. E questo pensiero ti fa forza e aiuta. Si fottano i pokemon, serve la forza e la sofferenza di Ken per superare la Tierra de Campos, 16 km di strada rettilinea nella pianura più totale. Poi però ci sono i giorni in cui vorresti distruggere tutto, e ti senti come Raoh (Raul nella versione italiana), il Re di Hokuto che difronte a questo mondo è disposto a raderlo al suolo per ricostruirlo e salvarlo. Non c'è sintonia con i deboli, nessuna empatia col prossimo. Oggi c'era solo odio per superare una lunghissima e rapidissima discesa fatta di pietre e rocce.
Nella strada accanto i ciclisti si lasciavano portare dalla gravità e dentro di te i cento pugni di Hokuto senti che non basterebbero a sfogarti. Speri che abbiano un episodio fulminante di combustione spontanea giusto prima di arrivare a Santiago.
Giorni così capitano a tutti i Pellegrini e se sono onesti, se cammino e non vanno in bici, se portano il proprio zaino in spalla invece di farselo spedire alla fine della tappa, ve lo potranno confermare. Un giorno su quattro il Pellegrino si chiede "perché lo sto facendo?" E si insulta, e se non insulta se stesso cerca qualcuno su cui sfogare la propria ira. Ecco a cosa servono i ciclisti.

Ci sono giorni in cui vorresti essere Kenshiro e sentire il Cammino dentro di te, ma poi ti senti come Raoh!

venerdì 18 settembre 2015

L'abbronzatura del Pellegrino

Alla fine non potevo rimandare più questo scottante argomento...
L'abbronzatura del Pellegrino è come un marchio a fuoco sulla carne di queste mucca che pascolano verso nord oscillando doloranti e muggendo lamenti.
È uno di quei fatti che le guide non trattano, probabilmente esiste un accordo segreto per tenere nascosta questa specie di vergogna.
Non so se è così tutto l'anno, facendo due stime, tenendo conto dell'asse terrestre, del passare delle stagioni, direi proprio di no. Quindi ciò che scrivo riguarda solo il periodo estivo autunnale.
Sul cammino di Santiago il sole è sempre a sinistra!
Tranne che per tre ore al mattino presto durante le quali si trova alle spalle della strada.
Certo, la strada ogni tanto fa delle curve, ma indicativamente va sempre in una direzione. A saint jean pied de port eravamo stati avvertiti. Avrete il sole sempre a sinistra, se ve lo trovare a destra avere sbagliato strada. Lì per lì non avevo pensato a tutte le ripercussioni di questo "dettaglio", sembrava solo un aiuto per non perdersi. Invece il terzo pomeriggio ti accorgi che il tuo braccio sinistro è in fiamme, nonostante tu stia continuando a mettere crema solare. E anche la guancia sinistra. Arrivi al punto che sul braccio destro non metti più crema, lì non serve, quel braccio è in ombra! Al quinto giorno sembri una strana versione di Due Facce, il lato sinistro è abbronzato, screpolato, il naso che sporge leggermente oltre il cappello è la vittima più grave.o così credi. È l'orecchio sinistro quello che è stato cotto di più e tutt'oggi si sta screpolando. Il polpaccio sinistro è abbronzatissimo, ma solo fino al ginocchio è solo dalla caviglia in su. E il braccio sinistro? Quello l'ho salvato attaccando con delle spille una maglietta sulla maglietta che portavo in una versione dei poveri della mantellina di Ezio Auditore. E così ho evitato di bruciarmi. Ma è nei dettagli che si nota il Pellegrino, ma non è solo il segno dell'orologio, è invece il segno del capello che ha disegnato una mezzaluna abbronzata sulla mia nuca... Agli italiani il sole sta 'nfronte e di dietro...

Seguono foto di Léon, dove ho sperimentato le pasticcerie e i forni locali (buonissimi entrambi) e la faccia di un politico locale che il giorno della foto per i manifesti non ha trovato una camicia migliore...

domenica 13 settembre 2015

La mia nemesi

Ogni eroe è  tale nella misura che il super cattivo di turno riesce a renderlo tale.
Batman non sarebbe Batman senza Joker, Superman non potrebbe esistere senza Lex Luthor, Spiderman ha il suo Goblin, Flash ha il suo Reverse Flash, le tartarughe ninja hanno Shrader, Topolino ha Macchia nera...Insomma ci siamo capiti.
Ma com'è possibile trovare una Nemesi nel mentre del cammino di Santiago? Forse è solo tutto quel camminare che ti porta ad osservare tutto e tutti in modo maniacale, o forse è la noia, o forse è lui!
Lui.
La prima volta che lo vedo è solo di sfuggita, di spalle (qui si vedono più le spalle e gli zaini che le facce), mi passa rapido, non saluta. Molti non lo fanno. Io, personalmente, saluto sempre "Hola" e auguro "buen camino"... Gli americani di solito dicono "hello", gli orientali biascicano qualcosa mentre sorridono, i francesi mugolano. Lui non dice niente. Cammina con pantaloncini dai colori degni di un video rap degli anni 80, una maglietta bianca, occhiali da sole, cuffiette (ascolta musica), una tracolla minuscola in cui immagino abbia solo il portafogli e tiene una bottiglietta di coca piena d'acqua in mano. La prima volta credo sia un barbone, non ha zaino, né altro, non sarebbe il primo barbone che incrocio sul cammino, ma è troppo pulito. Non lo considero troppo, ho i miei piedi a cui pensare. Era il giorno 7 di cammino.
Al giorno 9 lo incrocio di nuovo. Mi supera rapido da destra, non saluta, stesso completo. Dovrebbe puzzare un bel po' ser fosse un barbone, qualcosa non mi quadra. Il giorno 9 lo incrocio due volte e poi scopro che sta andando al mio stesso albergue e lì capisco.
È russo.
Si chiama Diana (di cognome, e mi sembra perfetto per un villan).
Ha circa 30 anni.
E si fa spedire lo zaino da albergue ad albergue, uno zaino enorme, immagino pieno di pantaloncini coloratissimi!
Mentre mi cambio e soffro per la fine tappa lui ordina delle olive, una birra e lascia tutto lì, sul tavolo nel portico. Assaggia forse due olive. Poi scompare al bar in fondo al villaggio.
Oggi, giorno 11 lo rivedo, sempre senza zaino, cuffiette, bottiglietta. Ho sperato che piovesse tutta la mattina per vedere come avrebbe gestito la cosa.
Ha diluviato nel pomeriggio, Diana non l'ho visto. Ma c'è ancora tanta strada davanti.
Ah, oggi l'ho fotografato.
Il villan del cammino, si pone al di sotto anche dei ciclisti.

Sento che siano destinati a scontrarci ancora

sabato 12 settembre 2015

Decimo giorno: il nulla

Come si può scrivere un post sul nulla? Michael ende ci ha scritto supra uno dei più bei libri di sempre. Ma era un nulla diverso, era il Nulla che divorava tutto...
Se il Nulla passava di qui oggi faceva dieta, si bruciava al sole e tornava a casa triste!

Oggi mi sono trovato ad affrontare uno di quei giorni in cui ti fai delle domande, chi sei, chissà vuoi fare da grande(vabbè), ma sopratutto perché cavolo lo stai facendo? Credo venga per tutti questo momento, a cadenza regolare, ogni 5-6 giorni. Oggi è toccato di nuovo a me, mi è sembrato quasi di camminare di nuovo in direzione Logroño, solo che oggi avevo meno dolori, più stanchezza, meno gente con cui parlare e soprattutto un panorama che ti spezzava lo spirito. Ovunque guardassi c'era solo la plata, la pianura, i campi di grano ormai raccolto. Mi mancano un po'i vigneti.
Ho arrancato, lo ammetto, per tutta le mattina e al momento di pranzare non mi sono quasi fermato perché circondato dalle mosche. Ho deciso che odio le mosche. Tantissimo. In più il paese di Hontanas sembrava una specie di paesino fondato di fianco ad una miniera, in buca. Un posto pieni di albergue per Pellegrini e circondato dal Nulla, come minaccia per chi non volesse fermarsi. Cosa che non ho fatto. Adesso sono in un rifugio di una chiesa, credo. Non ho pagato niente. Chilometri fatti 29, pochi, oggi mi devo proprio riposare... Appena trovo una linea posterò queste quattro righe

giovedì 10 settembre 2015

La prima settimana è andata

I primi giorni di cammino non capisci niente, non capisci come funzionano gli albergue, le cucine, gli orari, le lavanderie, i tuoi piedi, il tuo zaino...
Dopo sette giorni ti senti un esperto, un po' perché in realtà oggi è l'ottavo giorni di cammino (ma ieri non ho trovato una Wi-Fi) un po' perché oggi giorni dura una settimana. Se ripenso a stamattina mi sembra fosse giorni fa, è invece no, erano solo le 6,30, albeggiava, minacciava di piovere, erano 32-33 km fa... Forse di più, dovrei ricontrollare la guida. Addio ho sviluppato delle routine, la doccia, il bucato, la cura dei piedi, la cena, scrivere sul quaderno la giornata passata... Qui non succede niente, sul serio, ma è come se oggi giorno succedesse il mondo e rischio e di dimenticarmi. Così scrivo ogni volta che mi fermo, e leggo perché nel nulla è facile impazzire. Oggi è stato il primo giorno in cui non ho avuto modo di fare conversazione (ho parlato un sacco nei giorni scorsi, sì, io, ho socializzato... In inglese!!!!) con nessuno, quindi ogni ora è durata giorni. Fortunatamente il paesaggio è passato da "spoglio è consumato che potresti girarci un western" a "bosco"... Mi piacciono i boschi.
È la prima settimana, forse tra sette giorni giudicherò il me di oggi un pivello, chissà. Intanto la folla dei primi giorni è stata smaltita da abbandoni, acciacchi, dolori, infortuni... L'età media dei Pellegrini si è abbassata, immagino che troverò i vecchietti negli ultimi cento chilometri dopo giorni passati in autobus...
È tardi, è ora di cena

Ah, vince il premio per l'oggetto più  inutile da portarsi dietro un coreano che ieri ha cenato facendo tutti i più fastidiosi timori di questo mondo... Lo spazzolino elettrico! Certo, ottima scelta. Poi, visto che non era stato sufficientemente fastidioso a cena ha russato come un orso e ha tenuto lo spazzolino con la sua lucetta blu attaccato alla corrente tutta la notte... Lo odio quasi quanto i ciclisti

domenica 6 settembre 2015

La giornata che non ti aspetti

Ieri avevo la sensazione di non aver vissuto bene sta cosa del cammino... Non so, come se mi aspettassi un'illuminazione giornaliera che ieri non è arrivata... Ero sinceramente deluso.
Oggi è stato diverso. Molto.
Il cammino si concretizza nel camminare, ma anche nella sofferenza, mentale e fisica. Una specie di cilicio a forma di zaino che ti morde le spalle e la testa. Oggi ho avuto tutto questo servito con contorno di fagioli e con un bicchiere di vino.
I piedi mi hanno abbandonato verso le 11,30, tolgo le scarpe e vedo che entrambi i pollici hanno enormi galle sotto le unghie. Medico, pulisco, invertito e raggiungo estella, la città che doveva essere la fine della tappa... Ma erano tipo le 12... E che ci si ferma così presto? Così riparto, in infradito! E sono fortunato, nas strada è pulita, senza rocce e niente di ripido. Arrivo al paese in cui dovrei dormire... Dovrei... Montemeyor se qualcosa. Niente letti!
Davanti a me 12 chilometri di nulla. Il nulla più totale come si vede dalle foto.
Sono ottimista, ancora felice per la fonte da cui esce vino e parto. 12km nel niente non mi passano più. Trovo dopo boh... Otto? Chilometri un casottino e sono pronto a dormire lì... Sono le 7...  poi ho un incontro con l'unico essere umano che stava attraversando quella strada e riparto. Arrivo a Los arcos, trovo un letto e sono felice. 37 km sulle spalle e l'ho fatta in  barba al diavolo, quello vero o forse un suo sottposto... Ma questa è un'altra storia.

sabato 5 settembre 2015

Fine del terzo giorno - puente a la reina

La tappa di ieri mi ha provato, partito alle 6,45 da Roncisvalle avevo previsto 35 chilometri, questo perché sono esagerato (ci sono altri aggettivi per descriverlo in questo caso ma nessuno positivo) prevedo di dormire a Zabaldica, se non l'avete mai sentita nominare è perché sono otto case di numero! Arrivo cotto, l'albergue è su un cucuzzolo, dopo la salita a roncisvalle le salite sono una passeggiata, ma è a fine giornata è l'accuso un po'... Arrivo all'albergue e scopro che è pieno... Sono le 16 dovrò camminare per altri 5 chilometri. Di questi cinque ricordo solo il murales di jumanji... Ero catatonico. Arrivo a Trinidad de aeree trovo dove dormire. Erano le 17,30. Spesa, pulizie e non ho un minuto per riposarmi, sono già a dormire. Dopo i 40 km di ieri i 29 circa di oggi sono una passeggiata. Mi sono fermato prima di quando avrei voluto, domani tappa lunga e in pianura. Però sappiate che non sono le salite che spezzano i piedi, sono le discese.
Ovviamente avrei mille cose da dire, tipo che il coreano accanto a ne sta guardando la tv sul portatile e beve vino... Si porta dietro il pc??? Sto mentalmente stilando la mia personale classifica dei Pellegrini, categorie e modi di fare, la leggerete in futuro. Forse è meglio prepararsi la cena prima che la cucina sia presa d'assalto... Ah, all'ingresso dell'albergue di oggi, mentre aspettavo di entrare si affaccia un ometto conta e dice "tu sei l'ultimo, letti finiti"... Le parole più belle che ho sentito oggi!

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